Gli indifferenti – Alberto Moravia

Penso […] quale debole sforzo basterebbe per essere sinceri, e come invece si faccia di tutto per andare nella direzione opposta.”

Gli indifferenti racconta uno spaccato di tre giorni nelle vite di cinque persone della borghesia italiana d’inizio Novecento: l’allegra famiglia Ardengo, composta da Mariagrazia, i suoi figli Carla e Michele, entrambi adulti, l’amica di Mariagrazia e Carla, Lisa, e Leo Merumeci, vecchio “amico” di famiglia.

La storia è incentrata sulla povera Carla che tenta pietosamente di fuggire le attenzioni di Leo, il quale non prova più interesse nella vecchia relazione con Mariagrazia. Notando il cambiamento nel comportamento di Leo, Mariagrazia arriva all’astuta conclusione che questo abbia un’altra donna. Gelosa, indirizza tutte le sue attenzioni su Lisa, sua amica e vecchia amante di Leo, pensando possa esser lei la donna misteriosa, senza sospettare minimamente della figlia.

Michele è l’unico a rendersi conto della situazione ma poiché indifferente al mondo, non prende parte al pietoso spettacolo: cerca invece di uscire dalla sua apatia attraverso una relazione con Lisa, che si rivela però infruttuosa ai suoi scopi. Michele prova in ogni modo a mettere in guardia la madre da Leo, che, oltre a corteggiare Carla, tenta anche di ingannarli comprando la loro casa a un prezzo altamente inferiore al suo valore effettivo. Mariagrazia, nella sua testardaggine non ascolta il figlio.

Carla si ritrova quindi sola, incapace anche di scappare via per sempre, e cede a Leo.

I cinque personaggi principali sono, in maniera diversa, alla ricerca di un qualche barlume di felicità. La felicità materialista di Leo, legata alla bramosia e alla cupidigia, quella egoista di Mariagrazia, che ignora completamente i desideri dei figli per preservarsi una vita allegra e mondana, la felicità pacata che Lisa tenta di raggiungere con l’inganno e l’apparente furbizia. Tutte caratteristiche che si pongono in netto contrasto con le ricerche uguali ed opposte di Carla e Michele di una libertà fuori dalle apparenze.

Ma come la prima si batte, seppur con titubanza, per ottenere una possibilità di una vita migliore, il secondo si lascia scivolare via ogni possibilità di azione, reagendo sempre in maniera minima o sproporzionata rispetto a ciò che gli richiede la situazione.

Fratello e sorella oscillano costantemente tra i loro desideri e le aspettative altrui senza riuscire a pendere una posizione ferma in merito, sia essa concorde o in contrasto.

Personaggio forse più sconcertante di tutti è Mariagrazia, che entra meritatamente a far parte di quella serie letteraria di donne pettegole, superficiali e irritanti che rimangono completamente all’oscuro di ciò che succede nelle loro storie. Come la Signora Bennet di Orgoglio e pregiudizio, se si chiedesse a Mariagrazia di raccontare Gli indifferenti si otterrebbe a mio parere una storia completamente diversa, priva di qualunque avvenimento importante nonché di qualunque filo logico ad essa collegato.

Avevo iniziato a leggere Gli indifferenti perché immaginavo ci fosse una qualche relazione profonda tra i due fratelli protagonisti che, soli nella loro indifferenza, supponevo avrebbero cercato di aiutarsi a vicenda. Sono perciò rimasta basita nel constatare che due fratelli potessero ignorare in maniera così plateale ciascuno la vita dell’altro.

Alla fine, la mia avversione per questo romanzo rimane ferma alla storia e ai suoi personaggi: leggere Gli Indifferenti ti fa sentire rinchiuso dentro quella stessa gabbia di apparenze in cui si trovano i cinque romani, i quali, dal canto loro, si rivelano ben presto una compagnia tutt’altro che gradita.

L’intento dell’autore è quello far percepire il disagio che provoca una vita come quella descritta, fatta di menzogne, apparenze, superficialità e insoddisfazione costante. Il risultato è più che eccezionale; ma questo non vuol dire che sia stato gradito.

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