Le Cosmicomiche – Italo Calvino

Il libro si potrebbe definire una storia dell’universo, del Cosmo, appunto, vista però attraverso racconti narranti le bizzarre esperienze di esseri particolari che lo bazzicano da prima del Big Bang.

Ogni racconto è ambientato in Secoli, se non Ere diverse del Cosmo, secondo un ordine non cronologico.

Solitamente la storia (cronologica) dei libri è data dalla crescita del personaggio, crescita in età, o crescita psicologica, che qui è completamente assente: i personaggi, a detta degli stessi, non sono mai cambiati psicologicamente, hanno sempre gli stessi pregi e gli stessi difetti che avevano prima della nascita dell’universo. Nelle Cosmicomiche è la crescita dell’universo a fare da metro, si può contare in termini di Ere, di scorrere del tempo in senso stretto, ma anche in termini di spazio, considerando la sua inesorabile espansione.

Il tema centrale di tutti i racconti è il cambiamento dell’universo, un cambiamento che seppur graduale appare repentino ai protagonisti abituati da secoli, millenni alla medesima situazione.

Primo fra tutti Qfwfq (lo ammetto, ho dovuto prendere il libro per copiarne il nome) è lo sfortunato protagonista e voce narrante di tutte le storie. Vi è una strana relazione tra questo “io” e il Cosmo: si direbbe quasi che Qfwfq con i suoi racconti riesca a dar voce ad un “tutto” che non può esprimere se stesso.

E sono proprio i protagonisti il filo conduttore non solo di questi racconti ma di tutta la storia del mondo: sono sempre presenti, in ogni epoca, in ogni momento della storia loro sono lì, loro lo hanno visto. Questi esseri dai nomi impronunciabili bazzicano l’universo da prima ancora che questo nascesse, e sembra quasi che il cosmo non si sia espanso per loro, perché sempre gli stessi esseri continuano a incontrarsi nei secoli in luoghi sempre diversi, con corpi, se li hanno, sempre diversi. Loro però non mutano e continuano perciò a riconoscersi nei loro bizzarri incontri.

Tutto sembra avvolto da una densa foschia, un fumo diverso da quello dell’apertura di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Mai ho avuto tanta difficoltà a immaginare personaggi ed eventi. I personaggi sono effimeri, quasi incorporei. Gli eventi descritti sono espressi in maniera così misteriosa, confusa, che non si riesce a capire immediatamente che si tratta invece di cose ben specifiche, scientifiche. La dipartita dei dinosauri, il Big Bang, la nascita del sistema Solare: sono fatti che tutti noi abbiamo studiato e ristudiato dalla nostra infanzia durante l’intero il ciclo scolastico, e che tutti sanno, anche i bambini. Mi chiedo se loro, che hanno la mente aperta, siano in grado di capire queste sottigliezze con più facilità.

 

PAROLE INTERESSANTI:

dabbenaggine, p. 37

sciorinare, p. 52

schifiltosità, p. 129

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