“Zero waste”, questo sconosciuto

cosa vuol dire zero waste

Questa guida vuole essere indirizzata a tutte quelle persone che non hanno alcuna idea di cosa vogliano dire le parole “rifiuti zero” e “zero waste”. Se siete arrivati su questa pagina e state già cercando di vivere una vita zero waste, siete più che liberi di inviare il link ai vostri parenti e amici che continuano a tartassarvi di domande sul vostro spazzolino di bambù.

Se invece non avete idea di cosa stia parlando, è molto probabile che una delle persone sopra citate vi abbia rimandato questo articolo.

In ogni caso, benvenuti a questa piccola guida su cosa vuol dire “zero waste” e perchè sta diventando tanto popolare.

Cosa vogliono dire i termini “rifiuti zero” e “zero waste”?

Partiamo dalle basi, il termine “zero waste” in inglese, e “rifiuti zero” in italiano, è un semplice modo per etichettare quello stile di vita che cerca di eliminare non solo i rifiuti in se, ma il concetto del buttare qualcosa per sempre, senza dargli la possibilità di ritornare su una nuova forma.

Rifiuta, riduci, ricicla e riusa.

Il motto zero waste è “rifiuta, riduci e riusa”. Ovvero, rifiuta tutto ciò che non ti serve, riduci i tuoi sprechi, ricicla carta e vetro e riusa quello che puoi. Un esempio tangibile possono essere i vestiti: evita di comprare talmente tanti vestiti che poi non userai mai, non buttali e riusali, donandoli o facendone stracci o borse.

Perché non riciclare?

Al punto in cui ci siamo portati, riciclare non è più sufficiente, soprattutto perché non tutto può essere riciclato all’infinito (come carta e vetro). Per questo, quello che il movimento zero waste cerca di fare è ridurre l’utilizzo di tutti quei prodotti che immancabilmente prima o poi inquineranno, come la plastica.

zero waste veggie box

Perché non andare al supermercato?

Se prestate attenzione la prossima volta che andrete al supermercato, vi renderete conto di quanta plastica ci circonda. In generale, è possibile fare la spesa al supermercato senza comprare prodotti in plastica, ma risulta un’impresa molto più difficile del semplice mercato. Una vita zero waste cerca di evitare l’uso di contenitori e imballaggi eccessivi o non riciclabili (un esempio: le merendine, impacchettate una ad una in sacchetti di plastica, poi messe tutte insieme dentro un altro sacco di plastica, per mantenerle “fresche”. Ma quanto c’è di fresco in questi dolci?
Come si inizia questo stile di vita?

Ovviamente non ci si sveglia una mattina decidendo di non comprare qualunque cosa venga fornita in contenitori o buste di plastica. Eliminare i propri rifiuti richiede tempo, pazienza e pianificazione.

Non c’è una vera e propria guida da seguire, con regole e catechismi a cui rifarsi obbligatoriamente. Questo perché ogni persona e famiglia è diversa e quindi ha stili di vita, tempo e disponibilità diverse.

Per le stesse ragioni, non esiste nemmeno un tempo limite entro il quale si dovrebbero completamente eliminare i rifiuti.

Perchè lo spazzolino di legno?

Probabilmente vi sarete chiesti perchè quel vostro amico o familiare tiene in bagno uno spazzolino di legno e un barattolino di vetro con uno strano liquido dentro (aka il suo dentifricio). La ragione è molto semplice: come già detto il nemico giurato che lo stile di vita “rifiuti zero” cerca di combattere è la plastica. Ogni spazzolino mai usato su questo pianeta è ancora qui, perché non può essere riciclato. La soluzione al problema è uno spazzolino riciclabile al 90% (in alcuni casi al 100%) e un dentifricio fai da te (solitamente a base di olio di cocco e bicarbonato).

Perché il barattolo?

Un simbolo solitamente associato allo zero waste come l’abete al Natale è il barattolo ermetico, la Maison Jar. Spesso, chi vive una vita zero waste mette tutti i rifiuti che non ha potuto evitare di produrre dentro un barattolo che poi funge da monito e spinta per fare di meglio in futuro. Una delle prime persone ad abbracciare questo stile di vita, Lauren Singer, colleziona i suoi rifiuti in un piccolo barattolo da ben 4 anni.

In se può sembrare una vita inutilmente stressante, ma basta trovare il proprio equilibrio.

La verità è che qualcosa va fatto per aiutare a sistemare le cose. Il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e il buco nell’ozono non sono più termini tecnici che si imparano a scuola e poi si dimenticano. Tra pochi anni in mare ci sarà più plastica che pesci, e attualmente, il pesce che mettiamo in tavola contiene anche quello plastica.

collectingpages

Ci siamo abituati ad una comodità esagerata che è diventata la nuova normalità. Siamo abituati a vedere la plastica come la soluzione più igienica possibile per il trasporto e la conservazione di alimenti e prodotti. Ma il sacchetto di plastica che prendiamo al supermercato viene da un lungo processo di produzione e una volta buttato via da noi, non scompare semplicemente. Personalmente vedo una vita senza rifiuti come un tentativo di tornare ai valori dei miei nonni. A quei tempi in cui non si sprecava nulla perché tutto aveva un suo perché e a tutto era dato il giusto valore.

8 thoughts on ““Zero waste”, questo sconosciuto

  1. Interessante questo articolo, sto provando a limitare la produzione di rifiuti, ma come dici tu andare al supermercato è un caos, ogni cosa ha moltissimi imballaggi e plastica, preferisco di gran lunga i vecchi barattoli!

  2. Estremamente interessante Tra l’altro, il dentifricio fatto a casa, con olio di cocco e bicarbonato, è pure più sano e – probabilmente – più efficiente. Non sapevo degli spazzolini di legno… Nel mio piccolo, comunque, inizierò a fare qualcosa anche io, nonostante a Roma sia come una goccia nell’oceano

  3. Sono stata attratta immediatamente da questo tuo post. É strano trovare questi argomenti in blog di viaggi. Sono una legambientina (presidente del circolo di Massafra – Ta) e proprio stasera l’Amministrazione Comunale farà la presentazione ufficiale dell’Osservatorio Strategia Rifiuti Zero di cui faccio parte. Mi congratulo con te per la tua sensibilità.

  4. E’ uno dei miei sogni per il futuro. Cerco di farlo in cucina, cercando di sprecare davvero il minimo indispensabile e prediligendo i mercati. Certo sono solo agli inizi ma passo dopo passo sono sicura che migliorerò. Non sapevo nulla dello spazzolino, lo cercherò! Mi ha fatto riflettere il fatto che tutti quelli utilizzati sono ancora presenti nel pianeta 🙁

  5. Sono diventata molto sensibile al problema dei rifiuti quando ho vissuto in un monolocale per un paio d’anni: se non facevo attenzione a comprare prodotti senza imballo nel giro di pochi giorni mi ritrovavo con un volume di immondizia decisamente enorme rispetto all’appartamento! Un altro passo è la raccolta differenziata nelle grandi città; secondo me non funziona molto bene, almeno a Torino, ma ha il grande pregio di spingerti a considerare cosa compri quando non hai più i bidoni a disposizione e ti ritrovi l’immondizia puzzolente in casa per giorni. Il mio condominio sfortunatamente ha i bidoncini personali che ritirano solo nei giorni in cui io sono dall’altra parte del mondo quindi in questo caso zero waste o puzza…

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